Cura spirituale dei ragazzi

Anche quest’anno si è svolta la “3 giorni cerimonieri”. Si tratta di un evento che si ripete ogni anno per aiutare i cerimonieri della nostra comunità in una crescita spirituale: vengono offerti dei momenti di preghiera, di raccoglimento, di meditazione e, perché no, anche dei momenti di svago per divertirsi insieme.
Quest’anno, quindici ragazzi fra i 15 e i 17 anni hanno accolto l’invito e insieme a don Giacomo ci siamo recati presso l’incantevole Castello di Carate Urio: si tratta di una villa eretta fra il `600 e `700 e dal 1955 in gestione all’Opus Dei. Insieme a noi erano presenti, sempre per delle giornate di ritiro spirituale, delle consacrate che hanno impegnato la villa principale, mentre noi abbiamo alloggiato nell’edificio limitrofo.
Dalla villa principale ci preparavano i pasti che andavamo a prendere. I ragazzi, suddivisi in gruppi, si preoccupavano di apparecchiare, sparecchiare, lavare e pulire (scommetto che qualche mamma si sta meravigliando, pensando, ma a casa non lo fa mai… e invece…).
Avevamo anche a disposizione, all’interno dell’edificio, una cappellina con una particolarità: nel quadro posto dietro all’altare e raffigurante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, san Giuseppe è stato disegnato giovane. Quel san Giuseppe a cui ci siamo appellati e che ci ha aiutato sia nella preghiera sia per il tempo, perché le previsioni meteo non erano favorevoli.
Dopo aver preso possesso delle nostre stanze, il pomeriggio di venerdì è trascorso nel relax e nello svago. Verso sera c’è stato il primo momento di meditazione che si è poi concluso con la Santa Messa. È stato chiesto ai ragazzi di meditare sul rapporto personale che hanno con Gesù chiedendosi se sono capaci di rispondere come Simon Pietro «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù è un amico oppure è un aspetto marginale della vita?
Dopo cena, relax nella sala comune ed infine recita della Compieta tutti insieme, quindi a dormire.
Il mattino di sabato è iniziato con le Lodi mattutine, colazione e camminata verso il santuario della Santissima Trinità. Giochi, pranzo e poi il secondo momento di meditazione: la confessione. I ragazzi sono stati invitati, vista la serenità e spiritualità del luogo, a trovare un posto per un’oretta di meditazione personale senza nessuno accanto, utilizzando come spunto il libricino che è stato consegnato e riflettendo sui temi proposti nella precedente giornata e in quella di oggi.
Adorazione Eucaristica, Santa Messa, Vesperi e qualche momento di gioco hanno permesso di arrivare all’ora di cena. E qui si è consumata la tragedia: per cena la pizza! Ma quando sono arrivate (questa volta acquistate presso una pizzeria locale) le pizze erano piccole (a detta dei ragazzi) e la delusione è stata tanta (a detta dei volti dei ragazzi!). Quindi? Via per un fast-food per riempire lo stomaco di questi affamati giovani. Rientrati, Compieta e nuovamente il meritato riposo.
Domenica la giornata si è avviata con le Lodi mattutine e con la visione di un video: abbiamo visto il Santo Padre Benedetto XVI raccontare di come ha sentito la necessità di dedicare la sua vita alla vocazione presbiterale, che poi lo avrebbe portato ad essere uno fra i successori di Pietro. Prestare attenzione a come il Signore si mette in comunicazione con noi, alla personale relazione d’amicizia con Gesù e alla disponibilità di mettersi in gioco per seguire il progetto che Dio ha su ognuno di noi: questa la raccomandazione che il Santo Padre ha voluto proporre ai ragazzi di ieri come di oggi.
In questa occasione, anche don Giacomo ci ha raccontato un episodio, fra i diversi che ha vissuto, che lo ha aiutato a comprendere il desiderio di scegliere la vita sacerdotale: durante un rientro da un campeggio, seduto vicino ad un amico, i due giovani hanno iniziato a parlare di fede e di Gesù. Questo confronto con l’amico è stato un altro tassello che poi l’ha portato alla scelta di diventare prete.
Ancora una volta, l’amicizia è un aspetto importante nel quale rapportarsi l’un l’altro senza avere timore di parlare di argomenti importanti come la fede e di parlare della propria esperienza d’amicizia con Gesù. È la capacità di offrire ai propri amici questo esempio che può aiutare negli altri la voglia di costruire ed accrescere la propria personale esperienza di fede e con Gesù.
Infine l’attesa dell’arrivo dei genitori, perché domenica sono state invitate a partecipare anche le famiglie dei cerimonieri: alla fine eravamo in quarantasei. Dopo aver pranzato insieme, abbiamo potuto visitare il giardino e la villa (ora non più usati dalle consacrate). Per questo ci ha accompagnato Fiorenza, che è stata, per tutti questi giorni, il nostro angelo custode. Responsabile della gestione della struttura, è stata sempre pronta ad aiutarci: a lei, al suo staff e alle consacrate il nostro più sincero ringraziamento per l’aiuto ricevuto.
Terminata la visita, abbiamo celebrato nella chiesa della villa la Santa Messa nella solennità della Santissima Trinità. Nel tardo pomeriggio i saluti e il rientro nelle rispettive abitazioni.
Ho da tempo la fortuna di trascorrere con questo bel gruppo alcuni momenti o giornate. Loro mi sorprendono! C’è chi trova le pagine da leggere della Diurna Laus più rapidamente del don, chi si prepara con qualche momento di riflessione interiore prima di iniziare una celebrazione, chi fa le prove perché non ci siano intoppi, chi si accorge che il don ha bisogno di una mano senza che il don debba chiederlo. Essere accanto a questi ragazzi nella gioia è bello ma è anche importante essergli accanto quando hanno bisogno, quando desiderano ricevere un consiglio, ma non osano chiederlo. Non è facile, perché è un bell’impegno ma ti riempie il cuore e ringraziamo don Giacomo che ha fortemente voluto questo speciale gruppo.
Non è facile trovare giovani disposti a donare del tempo per questo servizio durante le celebrazioni; certo, ogni tanto succede che bisogna rimetterli in carreggiata (vero?!), perché ci sono delle disattenzioni, però sono tutti pronti ad accogliere le osservazioni, con spirito costruttivo, per migliorarsi sempre.
La Santa Messa può essere celebrata anche senza chierichetti e cerimonieri, però è come se mancasse qualche cosa. È come mangiare la pasta, ma senza aver messo il sale nell’acqua: nutre, perché alla fine lo scopo è quello, ma manca di sapore.
Allora, guardiamo a questi ragazzi come ad una grazia che abbiamo nelle nostre parrocchie: preghiamo per loro perché continuino (chierichetti e cerimonieri) in questa fedeltà e perché questa semplice vocazione possa continuare a nascere nei nuovi ragazzi della nostra Comunità Pastorale.
 

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